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Colle Picchioni


di Erminia Eleonora Magli

(The Wine Telegraph) Siamo andati a visitare l’azienda Colle Picchioni nel Lazio, situata tra Marino ed Albano. Questa è stata fondata ufficialmente nel 1976 da Paola Di Mauro, raffinata e quotata chef, nella sua cucina sono stati ospitati grandi personaggi della cultura e dell’enogastronomia, l’ormai ultranovantenne signora fu la prima donna a sbarcare negli Stati Uniti insieme a nomi del calibro di Gaja e Jermann.

Da allora di strada l’azienda ne ha fatta da che esistevano solo due tipologie di vino, il Colle Picchioni rosso e bianco. Oggi ci sono ben sei etichette e tutte con una tipologia diversa.

Il viale che porta alla tenuta di Colle Picchioni ci fa ben sperare, in entrambi i lati siamo circondati da vigne, tre ettari vitati tra rossi, bianchi più altri nove in affitto, tutti ben tenuti e curati. Ad accoglierci in azienda, davanti a centinaia di bottiglie vuote pronte per essere riempite, sono, il figlio Armando e il nipote Valerio Di Mauro, la prima impressione è quella di due persone molto alla mano spinte da una grande passione che esula dagli affari. Siamo rimasti davvero colpiti dalla loro disponibilità, malgrado la vendemmia ormai alle porte, dove tutti i produttori sono in fibrillazione nonché molto restii alle visite.

Dopo le presentazioni di rito ci hanno concesso la possibilità di curiosare all’interno dei locali dell’azienda. In una parte di essa, all’aperto, ci sono le vasche inox per la vinificazione insieme al deraspatore, sullo sfondo una discreta quantità di alberi di ulivo destinati alla produzione d’olio, destinato al solo uso personale.

Continuando la visita, entriamo nella cantina e li ci accorgiamo che forse la vendemmia è in arrivo, con attrezzi e tubi pronti ad accogliere ettolitri di vino bianco e rosso. In un’altra ala troviamo la macchina per la filiera dell’imbottigliamento, qui le bottiglie vengono riempite, tappate ed etichettate per poi finire nei cartoni destinati alla vendita, gli stessi che nel locale a fianco ci fanno da ala fino al tavolo delle degustazioni. Ci sediamo circondati da bottiglie e scatole di vino, pregustando la magia di un posto, dove il vino viene fatto davvero con il cuore.

Armando e Valerio ci invitano per una degustazione a tutto campo, servendoci in sequenza tutti i gioielli di famiglia ben seguiti dall’enologo del momento, Riccardo Cotarella, amico di vecchia data che con loro ha iniziato la sua splendida carriera, i risultati sono sorprendenti. Iniziamo con il Coste Rotonde, malvasia e trebbiano, profumato e gradevole al gustativo con solo passaggio in inox, passiamo al Donna Paola, dedicato ovviamente alla fondatrice dell’azienda, qui troviamo malvasia, trebbiano e semillon, paglierino con note fruttate e floreali con una buona sapidità e mineralità, davvero ben riuscito. Con i bianchi chiudiamo alla grande con Le Vignole, malvasia, trebbiano e sauvignon, 12 mesi in barrique, la scheda di degustazione la trovate qui.

Tra un bicchiere e l’altro Armando e Valerio ci confidano che nell’arco di poco tempo ci sarà una grande sorpresa, con un prodotto nuovo da inserire nella gamma dei vini già presenti. Nelle loro riflessioni affiora il grande desiderio di avere una burocrazia mene pesante, più snella che dia una maggiore dinamicità all’economia enologica per permettere ai produttori di esprimere al meglio le potenzialità delle loro aziende, poi però sfociano in un gran sorriso quando ammettono che se tutto andrà per il verso giusto quest’anno potrebbero anche produrre fino a 150.000 bottiglie, un record.

Siamo davvero soddisfatti ma non appagati ed allora passiamo ai rossi, si comincia con il Collerosso, merlot, cesanese e syrah per passare al Perlaia, merlot, cesanese e cabernet sauvignon, leggero passaggio in legno, appena percettibile all’olfattiva dove emergono profumi fruttati di ciliegia e frutti di bosco, mineralità e una leggera speziatura. Finiamo il giro delle degustazioni con il Vassallo, vino atipico in una regione come il Lazio, taglio bordolese con cabernet sauvignon, merlot e cabernet franc, passaggio di 12 mesi in barrique, qui troviamo le note di degustazione.

La nostra visita in azienda finisce qui, felici per aver conosciuto due persone pulite e fiere del loro lavoro, Colle Picchioni si fonda su una gestione praticamente familiare ma ben gestita da Armando e Valerio, producono vini con grande umiltà e grande qualità, dove si nota la mano dell’enologo Cotarella ma anche e soprattutto la cura nel seguire tutta la lavorazione del vino, dalla vendemmia alla chiusura dei cartoni.

Abbiamo avuto modo di vedere come si può fare un gran prodotto con la passione senza distogliere mai lo sguardo dalla qualità, difficile in un paese come l’Italia e in una regione come il Lazio, arrivederci alla prossima vendemmia

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