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Creato in una scuola a Biella il “robot sommelier”


di Erminia Magli

(The Wine Telegraph) I ragazzi della terza e quarta classe dell’Istituto superiore Gae Aulenti di Biella, coordinati dai professori Giuseppe Aleci e Roberto Donini, hanno dato vita nel laboratorio della scuola ad un innovativo progetto tecnologico, un robot con intelligenza artificiale in grado di degustare il vino, fornire indicazioni a partire dall’etichetta, valutare le proprietà organolettiche, il colore, fino a suggerirne gli abbinamenti più appropriati e la temperatura di servizio, esattamente come farebbe un professionista di provata esperienza. Il progetto è uno dei 50 entrati in finale alle “olimpiadi di robotica” che avranno luogo il 23 maggio prossimo a Milano.

Non è in realtà il primo nel suo genere, nel guinness dei primati del 2008 è registrato il primo robot sommelier nato a Kioto in Giappone per mano di NEC System Technologies in patnership con la Mie University, poi nel 2014 in Danimarca, presso la Aarhus University, uno degli atenei più prestigiosi al mondo, è stato messo a punto un macchinario che, sfruttando innovativi sensori ottici, è in grado di valutare la portata dei tannini del vino in bocca simulando persino la salivazione, una “lingua artificiale” la cui ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica ACS Nano.

Il prototipo biellese, battezzato col nome di “Sommelierobot”, appare ben più evoluto e sofisticato: per quanto riguarda il riconoscimento visivo il robot si avvale dei servizi Microsoft Cognitive, poi usa una tecnologia object tracking per memorizzare le singole etichette in una sorta di database, in fine procede con la degustazione attraverso appositi sensori digitali e manuali formulando un giudizio finale da vero intenditore.

E’ da ammirare lo spirito di iniziativa e imprenditorialità di questi ragazzi che hanno dimostrato creatività, competenza, voglia di emergere, tutte caratteristiche fondamentali per il futuro del made in Italy e saranno certamente tanti i campi di applicazione e sviluppo del loro progetto che non potrà però mai sostituire la figura del sommelier in carne ed ossa. Non bisogna dimenticare infatti che i 2/3 della percezione di qualità di un vino risiede nei suoi valori simbolici: il sommelier sa raccontare il vino col fascino delle grandi e piccole storie e lo sublima con una ritualità capace di trasformare un assaggio in un’esperienza indimenticabile, cosa che una macchina non sarà mai in grado di fare.

e.magli@winetelegraph.com

 

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